Che meraviglia avere una passione. Che ricchezza averne tante.
C'è chi come me mangerebbe tutto quello che cucina e cucina tutto quello che ama mangiare, a tal punto che non so più se la mia passione è cucinare o la libidine che il cibo mi procura.
E poi c'è il Tango. E poi ci sono le mie millestoriediunatanguera. E poi la vita, con passione.
E c'è MG. Lui balla Tango, quindi è un ballerino? Lui caccia immagini con il suo occhio indiscreto, quindi è un fotografo? Lui ama la musica, quindi è un musicista? No, non è finita. Per i suoi ragazzi lui è il Prof.
Me li ricordo io i miei Prof. Mi era difficile persino immaginarli in una vita al di fuori della scuola e della sola materia che tentavano di insegnarmi. E chissà se lo sanno loro, i ragazzi, che lui è tutte queste cose e tante altre ancora. Chissà se lo sanno loro che è così ricco.
lunedì 11 maggio 2009
giovedì 7 maggio 2009
I have a dream
La scorsa notte ho fatto un sogno. Anzi, IL SOGNO. Ho sognato che mi ero innamorata, di nuovo.
Lui era bello, affettuoso ed io ero totalmente invasata, completamente immersa nella fase piena dell'innamoramento. Già, perchè come F.Alberoni ci ha insegnato dalle pagine dei suoi saggi e alle lezioni di Sociologia del I° anno, una cosa è l'Amore ed un'altra l'Innamoramento. Se vogliamo semplificare possiamo vederle come consequenziali. Ma non è solo questo.
Le rane nella pancia quando lo vedi sono innamoramento. Le carezze della buona notte sono amore.
Le pericolose asistolie quando squilla il telefono sono innamoramento. Ti faccio la camomilla nel cuore della notte perchè hai esagerato con i Negroni è amore.
Fisso quella maledetta porta tutta la sera nella speranza di vederti entrare è innamoramento. Ti aspetto fino alle 22 per la cena è amore.
Mi cambio 6 volte d'abito, mi cospargo di Chanel n.5 e mentre mi specchio nel riflesso ci vedo te è innamoramento. Metto quel vestito nero bon ton perchè ti piace tanto è amore.
Ti vedo perfetto e sogno come saranno i nostri figli è innamoramento. Accettano che mi si dica che nostro figlio è tutto suo padre è amore.
Passo più tempo a pensare a te che al cibo è innamoramento. Preparo la tua cena preferita anche se avrei preferito che mi portassi a mangiare un sushi è amore.
La scintilla e lo scoppiettio di quando i ceppi si asciugano dall'umidità sono innamoramento, ma il fuoco che scalda nel camino per ore e che irradia luce è amore. Attenzione però, non siamo mica nati tutti fuochisti. Saper alimentare il fuoco è arte rara. E l'amore, come il fuoco, ha bisogno di esser tenuto vivo. E mai senza ossigeno, per non soffocare.
Lui era bello, affettuoso ed io ero totalmente invasata, completamente immersa nella fase piena dell'innamoramento. Già, perchè come F.Alberoni ci ha insegnato dalle pagine dei suoi saggi e alle lezioni di Sociologia del I° anno, una cosa è l'Amore ed un'altra l'Innamoramento. Se vogliamo semplificare possiamo vederle come consequenziali. Ma non è solo questo.
Le rane nella pancia quando lo vedi sono innamoramento. Le carezze della buona notte sono amore.
Le pericolose asistolie quando squilla il telefono sono innamoramento. Ti faccio la camomilla nel cuore della notte perchè hai esagerato con i Negroni è amore.
Fisso quella maledetta porta tutta la sera nella speranza di vederti entrare è innamoramento. Ti aspetto fino alle 22 per la cena è amore.
Mi cambio 6 volte d'abito, mi cospargo di Chanel n.5 e mentre mi specchio nel riflesso ci vedo te è innamoramento. Metto quel vestito nero bon ton perchè ti piace tanto è amore.
Ti vedo perfetto e sogno come saranno i nostri figli è innamoramento. Accettano che mi si dica che nostro figlio è tutto suo padre è amore.
Passo più tempo a pensare a te che al cibo è innamoramento. Preparo la tua cena preferita anche se avrei preferito che mi portassi a mangiare un sushi è amore.
La scintilla e lo scoppiettio di quando i ceppi si asciugano dall'umidità sono innamoramento, ma il fuoco che scalda nel camino per ore e che irradia luce è amore. Attenzione però, non siamo mica nati tutti fuochisti. Saper alimentare il fuoco è arte rara. E l'amore, come il fuoco, ha bisogno di esser tenuto vivo. E mai senza ossigeno, per non soffocare.
mercoledì 6 maggio 2009
La mia Buenos Aires
E' tutto l'anno che aspetto, anche se cerco di non pensarci troppo. Ogni tanto però cedo alla tentazione e mi faccio coccolare dai mille ricordi.
La città immensa, gli odori, le empanadas, el bife, l'aria pungente quando il sole tramonta, i club sandwich a Porto Madero, le suole delle Nike consumate tra le strade di San Telmo, le case da cartolina, il piropo, i Gotan Project nel mio I-Pod, la mappa lisa sempre in tasca, il cappuccio sulla testa, la crema de leche, la Posada de la Luna, Paco y Eli, le scarpe di Commes il Faut, Loredana e Renato, la fiera di San Telmo, le fotografie appese, i cortili, el Tangauta, i barrios, la Boca, il mate, il vino tinto, le lezioni da Tango Bruco, la Viruta, il Salon Canning, la Pratica X, Porteno y Bailarin, le midialuna calde a colazione, scene di un film girato alla Confiteria Ideal, gli autobus coloratissimi e fumosi, il purè di carabaza, i parchi, i pesos, i cartoneros, il Cafè Tortolì, Thanos Kassidis, Gaston Torelli, quel favoloso abbraccio di Armando, le pratiche tanguere con Damian, il seminario al femminile di Graciela Gonzales e le sue teorie sulla vagina, le noccioline tostate all'angolo della strada tornando a casa, Maria y Felipe, i taxisti gentili, il massaggio a fine giornata, il bagno blu puffo, il parquet che scricchiola, il mio quarto "Luz de Luna", i cellulari walky talky, il ciao che significa arrivederci, la musica ovunque, il Tango, il Tango, il Tango...
La città immensa, gli odori, le empanadas, el bife, l'aria pungente quando il sole tramonta, i club sandwich a Porto Madero, le suole delle Nike consumate tra le strade di San Telmo, le case da cartolina, il piropo, i Gotan Project nel mio I-Pod, la mappa lisa sempre in tasca, il cappuccio sulla testa, la crema de leche, la Posada de la Luna, Paco y Eli, le scarpe di Commes il Faut, Loredana e Renato, la fiera di San Telmo, le fotografie appese, i cortili, el Tangauta, i barrios, la Boca, il mate, il vino tinto, le lezioni da Tango Bruco, la Viruta, il Salon Canning, la Pratica X, Porteno y Bailarin, le midialuna calde a colazione, scene di un film girato alla Confiteria Ideal, gli autobus coloratissimi e fumosi, il purè di carabaza, i parchi, i pesos, i cartoneros, il Cafè Tortolì, Thanos Kassidis, Gaston Torelli, quel favoloso abbraccio di Armando, le pratiche tanguere con Damian, il seminario al femminile di Graciela Gonzales e le sue teorie sulla vagina, le noccioline tostate all'angolo della strada tornando a casa, Maria y Felipe, i taxisti gentili, il massaggio a fine giornata, il bagno blu puffo, il parquet che scricchiola, il mio quarto "Luz de Luna", i cellulari walky talky, il ciao che significa arrivederci, la musica ovunque, il Tango, il Tango, il Tango...
domenica 3 maggio 2009
Perchè complichiamo le cose semplici?
Sarebbe stato facile fin dall'inizio. Ma poi superato un certo momento si giunge al cosiddetto punto di non ritorno. Dopo quel fatidico giorno, in cui mi sono morsa la lingua e non ho detto quello che pensavo, anzi ho detto l'esatto contrario, la situazione si è complicata. Da quel momento è stato difficile dire qualsiasi cosa, ciascuno trincerato dietro la propria maschera, ognuno nascosto dietro il proprio ruolo.
Sarebbe stato un cliché, ha detto la mia amica Ila.
Anche tu però...come al solito ammiccante ed evasivo, a volte allusivo non mi hai mai reso la vita facile.
Ci ho provato e riprovato, non so quante volte, ad esserti amica. Mi ero convinta che potevo farcela, che non mi facevi più alcun effetto, e poi in 3 maledetti minuti ricrollavo, incapace di reggere di fronte a tanta intensità.
Ma figurati tu non l'avrai nemmeno capito. E magari non l'hai nemmeno vissuto!
E quindi quell'energia era solo mia? Io la generavo, io l'alimentavo, io mi ci logoravo?
Peccato, sarebbe stata una cosa tanto semplice, parlare, capire, chiarire, magari amare...e invece complichiamo sempre tutto. Facciamocene una ragione. Le cose semplici, e la loro bellezza, non sono di questo mondo, umano. Marte e Venere sono troppo distanti.
Sarebbe stato un cliché, ha detto la mia amica Ila.
Anche tu però...come al solito ammiccante ed evasivo, a volte allusivo non mi hai mai reso la vita facile.
Ci ho provato e riprovato, non so quante volte, ad esserti amica. Mi ero convinta che potevo farcela, che non mi facevi più alcun effetto, e poi in 3 maledetti minuti ricrollavo, incapace di reggere di fronte a tanta intensità.
Ma figurati tu non l'avrai nemmeno capito. E magari non l'hai nemmeno vissuto!
E quindi quell'energia era solo mia? Io la generavo, io l'alimentavo, io mi ci logoravo?
Peccato, sarebbe stata una cosa tanto semplice, parlare, capire, chiarire, magari amare...e invece complichiamo sempre tutto. Facciamocene una ragione. Le cose semplici, e la loro bellezza, non sono di questo mondo, umano. Marte e Venere sono troppo distanti.
giovedì 30 aprile 2009
Mai nulla accade a caso
Questa sarà la fiera dei luoghi comuni, metto le mani avanti.
Le coincidenze di cui siamo testimoni sono tutti segni e a me ne succedono sempre tante, in questi giorni poi non ne parliamo!
Ho sempre pensato che fosse tutto scritto, che facesse tutto parte di un disegno più grande in cui siamo solo i personaggi di un intreccio in qualche modo già tracciato.
Però, c'è sempre un però ...e chi sono io per negare questa regola?
Il mio però dice che a volte ci troviamo davanti ad un bivio rappresentato da una scelta, di fronte a noi diverse possibili soluzioni, nella nostra mente la confusione più totale. E tutt'intorno apparentemente l'assenza di segni. Ed ecco il però: i segni ci sono eccome!
A volte è la pioggia che ti suggerisce di non mettere le scarpe open toe, a volte è la telefonata di lavoro che ricevi da cui scopri cose curiose, altre volte ancora invece è ciò che una persona apparentemente insignificante nella tua vita può d'improvviso farti capire.
E qui scatta il luogo comune preannunciato: chi si assomiglia si piglia. Mi riferisco a personcine che non sanno essere chiare, che temono di guardarsi intorno e ritrovarsi sole, per questo usano una ragnatela invisibile per tenere attaccate a sè le persone, spargono polline come fossero api laboriose, e altrettante personcine bisognose di attenzioni raccolgono, povere loro...
Ebbene, di persone così non saprei che farmene, ora lo so. Dopo tutto ...mai nulla accade a caso.
Le coincidenze di cui siamo testimoni sono tutti segni e a me ne succedono sempre tante, in questi giorni poi non ne parliamo!
Ho sempre pensato che fosse tutto scritto, che facesse tutto parte di un disegno più grande in cui siamo solo i personaggi di un intreccio in qualche modo già tracciato.
Però, c'è sempre un però ...e chi sono io per negare questa regola?
Il mio però dice che a volte ci troviamo davanti ad un bivio rappresentato da una scelta, di fronte a noi diverse possibili soluzioni, nella nostra mente la confusione più totale. E tutt'intorno apparentemente l'assenza di segni. Ed ecco il però: i segni ci sono eccome!
A volte è la pioggia che ti suggerisce di non mettere le scarpe open toe, a volte è la telefonata di lavoro che ricevi da cui scopri cose curiose, altre volte ancora invece è ciò che una persona apparentemente insignificante nella tua vita può d'improvviso farti capire.
E qui scatta il luogo comune preannunciato: chi si assomiglia si piglia. Mi riferisco a personcine che non sanno essere chiare, che temono di guardarsi intorno e ritrovarsi sole, per questo usano una ragnatela invisibile per tenere attaccate a sè le persone, spargono polline come fossero api laboriose, e altrettante personcine bisognose di attenzioni raccolgono, povere loro...
Ebbene, di persone così non saprei che farmene, ora lo so. Dopo tutto ...mai nulla accade a caso.
martedì 21 aprile 2009
Il rumore del silenzio
Mi aspettavo questo silenzio. Succede ogni volta che cerco di farti appoggiare i piedi a terra. Sapevo che non avresti detto nè scritto una parola. Fedele al tuo personaggio, sfuggente anche alla tua ombra vuoi solo giocare. Non credo riusciresti a fare altro. E forse non sarei nemmeno pronta a cogliere altro. Chissà?!
Questo silenzio per me è assordante. Credo sia l'eco delle voci che sento da troppo tempo e che rimbalzano nella mia testa. Domande senza risposte, paure senza coraggio.
Beh una cosa la devi sapere però: io non farò più nulla, nemmeno lo sforzo di leggere i tuoi messaggi subliminali. Il bianco è bianco, non spacciamolo per nero.
Ma tanto non ce la fai...
E adesso facciamo silenzio.
Questo silenzio per me è assordante. Credo sia l'eco delle voci che sento da troppo tempo e che rimbalzano nella mia testa. Domande senza risposte, paure senza coraggio.
Beh una cosa la devi sapere però: io non farò più nulla, nemmeno lo sforzo di leggere i tuoi messaggi subliminali. Il bianco è bianco, non spacciamolo per nero.
Ma tanto non ce la fai...
E adesso facciamo silenzio.
domenica 19 aprile 2009
Le parole che non ti ho detto
Un po' come per questa crisi, alcuni dicono che "servirà a fare un po' di pulizia" anche io sono arrivata al momento della recessione del cuore. E anche io ho bisogno di fare pulizia intorno a me. Non si va più avanti. Così non è proprio possibile.
Da ormai troppo tempo mi faccio domande su di te, ma non le faccio a te. Parlarti non è cosa semplice, pensarti e aspettarti nemmeno. Anche tu però, ma ci fai o ci sei?
Possibile che quando ti ho di fronte io non sappia fare di meglio che ironizzare sulle tue battute, stemperare i toni e trattenere il respiro?
Sarebbe bello poterti dire tutto, trovare il coraggio...ma tanto tu mi spezzerai il cuore e io rimprovererò me stessa ancora più di quanto odierò te.
Tanto non ci credo che non l'hai ancora capito...che rabbia mi fai!
Da ormai troppo tempo mi faccio domande su di te, ma non le faccio a te. Parlarti non è cosa semplice, pensarti e aspettarti nemmeno. Anche tu però, ma ci fai o ci sei?
Possibile che quando ti ho di fronte io non sappia fare di meglio che ironizzare sulle tue battute, stemperare i toni e trattenere il respiro?
Sarebbe bello poterti dire tutto, trovare il coraggio...ma tanto tu mi spezzerai il cuore e io rimprovererò me stessa ancora più di quanto odierò te.
Tanto non ci credo che non l'hai ancora capito...che rabbia mi fai!
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