lunedì 12 ottobre 2009

Giù le mani da mio zio.

Sono indignata. E mi vegogno per le madri di quei teppistelli romani che hanno aggredito i due ragazzi che che si baciavano a Roma. Ma ci pensate voi che cosa deve provare una persona, che solo perchè ama chi vuole, passeggiando per la città deve trattenersi dal baciare il fidanzato? e tenersi per mano poi...proibito! e abbracciarsi...genera sospetto.
Non capisco e non mi voglio nemmeno sforzare di capire.
Io ho amici gay, uomini e donne che siano, uomini o donne che si sentano. Chi se ne frega.
Gli voglio molto bene, certo sono miei amici. Ma soprattutto li rispetto più dei miei amici etero perche sono coraggiosi. Già perchè ci vuole una bella faccia tosta ad essere gay oggi, in un mondo intollerante come questo, in un paese clericale come il nostro. Per questo loro il mio rispetto lo avranno sempre, anche per quello che sono.
E per mio figlio sono gli zii. Non è solo un fatto affettivo. Lui ha imparato a conoscere tutto di loro, i loro baci e i loro abbracci. Gli stessi zii che gli hanno regalato la pista della macchinine. Per Ricky è normale, perchè la sua mente non è ancora stata inquinata dai giudizi intolleranti dei vuoti dentro.
Se molte madri facessero lo stesso regalerebbero ai loro figli una mente più aperta e forse una società più tollerante.
Io non credo che mio figlio quando avrà 13 anni si sentirà autorizzato a malmenare o insultare una coppia gay che si bacia per strada, al massimo se vedrà qualcuno farlo gli dirà "giù le mani dai miei zii".

mercoledì 2 settembre 2009

Self service? no grazie

Ma io dico! Ormai trovare un benzinaio con la sua bella tutina colorata e sporca di grasso che ti fa la benzina è una rarità. E' tutto un proliferare di pompe self service. E non di domenica. E non solo di notte. Un mercoledì mattina qualunque. Io non posso pensare di fermarmi a far benzina con tacco 10 e un abitino-ino e usare le mie manine sante del cielo. Mica perchè non ne sarei capace. Ma perchè io in macchina ci lavoro, e mica posso mollare l'ufficio così! Ecco la scena che si presentava stamattina:
erano le 9.20 e come al solito ero al telefono tutta concitata con Tiffany, il rossetto tra le mani, l'agenda buttata sul sedile di lato insieme alla borsa e la pinzetta pronta ad essere pescata dalla pochette...all'improvviso vedo la Shell. La spia lampeggiava, ero evidentemente in riserva quindi meglio fare un pit stop. Mi posiziono, aspetto qualche secondo e nulla. Era tutto self-service!
Ma dico io, è mai possibile? Mi sarei dovuta fermare, stoppare la chiacchierata sui massimi sistemi dell'universo, raccattare tutto il mio ufficio, ricomporre una parvenza di borsa, fare benzina, entrare per pagare, aspettare la ricevuta, rimontare in macchina, richiamare Tiffany.
Una perdita di tempo e di energie ingiustificata, no?
E invece io sono fuggita alla ricerca di un omino che la ricevuta me l'ha pure gentilmente allungata dal finestrino. Dopo tutto amo la tradizione. Protesto formalmente contro i benzinai moderni, sono una nostalgica dei bollini io!

domenica 30 agosto 2009

Sempre più in alto

Quando la testa sembra un frullatore, quando è come se ti sentissi impastato, tritato, cotto e mantecato dal Bimbi...non c'è niente di meglio. Prendere e andare. Se è vero che partire è un po' morire. Io credo invece che partire è un po' capire. Capire e anche un po' guarire.
E d'improvviso tutto passa. Magari non tutto, ma l'importante è lasciarsi indietro il superfluo.
Quello che crea una patina gelatinosa su tutti i nostri pensieri nel frullatore. Ciò che ci fa vivere in maniera amplificata ogni cosa.
A forza di gelatina troppi calessi che sembravano amori, troppi non-problemi che sembravano ostacoli, troppi capricci che sembravano bisogni.
Quindi per capire e guarire meglio staccare l'interruttore, quello del frullatore appunto. Sconnettersi da tutto. Ma non da tutti. Io vado in montagna, più in alto che posso. Mi sfinisco di fatica finchè ho più acido latttico in corpo che pensieri nella testa. Che meraviglia. Che vista. che silenzio. Che colori. Che odori. che sapori. E in montagna mi riconnetto, senza bisogno del wi fi

venerdì 21 agosto 2009

Chiedi credi ricevi.

Ma che succede? Fermi tutti. Voglio scendere!
Ma che dico? è una vita che ho il biglietto per questo treno e adesso...we bella non fare la matta che poi ti penti. Come quando hai cancellato il volo per Buenos Aires. Ma dico si può essere più cretine di così? Aspetti tutto l'anno e poi in dirittura d'arrivo ti fai prendere dal panico? O stavi cercando una scusa per mettere alla prova il destino? Beh bella stronzata che hai fatto, brava, brava!
E credevi forse che l'universo sarebbe stato buono buono a farsi manovrare? Bello scherzo che ti ha fatto. Tu qui, a chiederti se è giusto ciondolarsi per Milano con la pressione bassa mentre potevi startene felicemente al fresco della brezza invernale che spirava da Puerto Madero. Più ci penso e più penso che sei cretina.
Potevi camminare immersa nella tua felice e confortante solitudine tra le vie della ciudad portena rendendoti disponibile all'Universo. Ma no...ci siamo fatte prendere dalla paura noi!! Brava, ma non te lo avevo già spiegato mille volte che bisogna ascoltare il proprio istinto? e l'istinto diceva PARTI. Eh sì, non si smette mai di imparare.
Però ricordo anche che un giorno hai detto ad un amico "non ho ancora confermato la posada, è come se percepissi che sta per accadere qualcosa".
Ma se è vero che lui risponde a ciò che tu chiedi, non è che magari hai chiesto tu ciò che sta accadendo? Allora concentrati e stavolta non farti prendere dalla paura.
Sapevi che sarebbe stato. Volevi che accadesse. Hai chiesto. Hai creduto. Adesso preparati a ricevere. Non sei pronta? Non pensarci e lascia che sia. Prendi quel treno, ovunque ti porti avrai fatto un viaggio. E' per questo che vale la pena v-i-v-e-r-e. Pronto Universo? Cavolo c'è la segreteria.

domenica 26 luglio 2009

Signori non si diventa

So esattamente cosa vorrei dire. So esattamente anche come lo direi. Ma stavolta è troppo. Di sicuro offenderei qualcuno. E che si offendano pure quei mezz'uomini, quelli che si credono tanto bravi perchè ti strappano un sorriso. Guardate, cari miei, che il talento non sta nell'essere tanto abili da diventare argomento di conversazione con le amiche. Di qualcosa dobbiamo pur parlare, Vanity Fair si legge in poche ore e quindi nel tempo che resta...
Volendo trovare una metafora direi che in giro, in una città come Milano, ci sono un sacco di maschietti capaci di dare gran il sfoggio di sé ma di esaurirsi velocemente.
Avete presente Nick Camen? Ve lo ricordate? 1 sola canzone, gran clamore, il talento scoperto da Madonna e poi...il nulla. Tutto qui? Beh poi Madonna, la grande Madonna, ha perso la giovinezza ma non il vizio. Sempre ragazzi molto giovani, non ultimo Jesus. Sua mamma quando lo ha battezzato ha giusto un filo peccato di presunzione. Bello è bello. Ma come tutti i giovani Madonna si renderà conto che dopo avergli fatto fare un giro al Luna Park, avergli comprato le caramelle, lui non avrà attenzioni per lei. Così la signora si dirà: "caro Jesus, sei bravo a letto, hai un corpo da favola, ma il vero signore si vede fuori dal letto".
E il povero Jesus un giorno si morderà i gomiti. Peggio per lui, ha avuto una grande occasione e se l'è bruciata. Dovrà crescere per capire che signori non si diventa.

lunedì 20 luglio 2009

Sul rovente asfalto

Oggi è accaduta una cosa strana. A dire il vero oggi sono accadute molte cose strane. Ma non voglio raccontarle tutte. Solo un gesto degno di nota.
Autostrada VE-MI, ore 14.40, sole che bruciava, poco dopo l'uscita di Agrate all'improvviso ci si ferma.
Un gran brutto incidente si viene a sapere dal camionista che è fermo accanto a me, perchè loro con CB si dicono tutto. Una vera community, reale non virtuale.
Il termometro sull'automezzo del signore tutto tatuato sul collo segna 37°. Si scende per sgranchirsi un po' le gambe e per sentirsi meno sconsolati. Però fa troppo caldo. Il refrigerio lo da l'ombra di un TIR con la targa appesa col fil di ferro.
Passano 5 ambulanze, chissà quanti mezzi dei vigili del fuoco e l'elicottero minaccia ore interminabili da passare lì.
In quei pochi mq di ombra c'è una famiglia di Barcellona ed un signore inglese con un accento adorabile. Improvvisamente siamo tutti amici. Tutti vicini di ombrellone.
E poi c'è il signore gentile, quello che scende dalla Jaguar alla mia destra. Si preoccupa perchè in auto con me c'era Ricky che aveva caldo e sete. Si rammarica di non avere dell'acqua da offrirmi.
Passa un'ora, poi due. Ricky nel frattempo si è addormanetato meno male. Il signore gentile mi si avvicina e mi da una bottiglia d'acqua, fresca gelata. Ma dove l'avrà trovata quella bottiglia fresca gelata? Fuori ancora 37°. Dice che lui mica muore. Me la regala. Che gentile. Che bel gesto.
Grazie lei è molto gentile.

mercoledì 10 giugno 2009

Nell'era dell'eco sostenibile

Si sa, tutto ciò che è usa e getta deve essere ecologico, biodegradabile o quantomeno reciclabile. La cosa ideale sarebbe usare e riusare gli oggetti fino all'usura, fino alla fine del loro ciclo di vita. Ma non si fa più. Si usano una volta e poi ci stanchiamo. E' uscito un nuovo modello. Non mi serviva veramente. L'ho voluto tanto, ma poi non sapevo che farmene. Ero curiosa di vedere se funzionava veramente. E così facendo buttiamo di tutto. O creiamo cimiteri di oggetti in angoli remoti della casa. Tanto le cose mica lo sanno. Mica si lamentano. Mica avanzano pretese. Mica ti mandano sms il giorno dopo chiedendoti spiegazioni.
Nell'era dell'eco sostenibile bisognerebbe stare un po' più attenti. A tutto.
Ciò che compriamo, ciò che scegliamo, persino chi frequentiamo. A meno che uno in casa non decida di farsi un ripostiglio dove tenere ibernati amici, fidanzati, trombamici, amantiperunanotte. Così tanto per lasciarli in stand by e al bisogno scongelarli. Usi, congeli, riusi, ricongeli. Come le vaschette di alluminio. Finchè la vaschetta si rompe, il meccanismo si inceppa, finchè il trombamico si incazza.
Nel frattempo, però, la vaschetta è stata molto utile, più volte. Ci ha procurato una cena quando nel frigo sentivamo l'eco. Ci ha custodito gli avanzi di un pranzo in cui avevamo leggermente cannato il calcolo delle porzioni. E quindi, se proprio dobbiamo poi disfarcene, almeno usiamola. Anzi usuriamola!
Facciamolo per il pianeta. Facciamolo per non sprecare energia. Facciamolo per non sprecare un'occasione di vivere. Fin quando fa male, fin quando ce n'è...